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Mutara e Sinfo One: crescita e complessità

22 marzo 2022 / da Sinfo One

I mercati sono sempre più caotici, imprevedibili e complessi.

E lo saranno sempre di più.

Il prossimo evento che travolgerà i mercati è una questione di “Quando”, piuttosto che “Se”.
Per sopravvivere nell’imprevedibilità le aziende devono dare risposte creative e innovative, e lo devono fare velocemente e spesso.

Solo una nuova ed evoluta alleanza fra sistemi informatici e cultura organizzativa è in grado di fare tutto ciò e di soddisfare i mercati.

 

Di Paola Pomi e Giuseppe Galliverti                                        Marzo 2022

 

Scenario

Nel 1958 la vita media di un’azienda all’interno della lista di Standard Poor’s 500 era di 61 anni.
Nel 1980 la permanenza era scesa a 25 anni.
Oggi la vita media è di circa 12 anni.
Se questo non è un segno che il gioco si è fatto più duro, non sappiamo cos’altro possa esserlo.

Il caos e l’imprevedibilità dei mercati sono un fatto ormai accertato e accettato.
La globalizzazione ha reso possibile che chiunque possa commerciare con tutto e tutti.
Ma non ci sono solo mercati che si schiudono e opportunità che fioriscono, la globalizzazione ha anche tolto delle protezioni.
Un tempo la crisi dei consumi interni di un paese non avrebbe impattato sul conto economico di un’azienda di medie dimensioni dall’altra parte del globo.
Oggi non è più così.

Inoltre, come se non bastasse, la nostra razionalità limitata non ci permette di ricordare che una cosa che non è ancora accaduta, non è detto che non accadrà mai.
Frasi come “Non è mai successo che …” sono diventate delle pericolosissime miopie cognitive.
La crisi dei mutui sub prime del 2008 e la conseguenze sparizione della Lehman Brother sono un esempio icastico di questa evenienza.
Insomma, mai come oggi fare azienda è stato così difficile.


Conseguenze – Nuova regola dei mercati: evoluzione costante

Questo ambiente caotico chiede una cosa e una cosa soltanto ad un’azienda: “Evolvi. Continuamente”.
E, già che ci siamo, fallo bene e velocemente.

Dormire sugli allori del successo di vendite di un prodotto fortunato non è mai stato così pericoloso.
Le regole della domanda cambiano in continuazione ed in ragione di cause spesso non prevedibili.

Essere una “buona” organizzazione e vivere con decoro in una nicchia di mercato è sempre più frequentemente una scelta suicida piuttosto che una scelta conservativa.
Perché la domanda di cambiamento costante investe anche la più sicura delle nicchie.
Ricordatevelo sempre, il mercato globale non ha confini e, pertanto, neanche protezioni.

I nostri genitori quando hanno fondato l’azienda sapevano che un successo commerciale gli avrebbe garantito un paio di decadi di tranquillità; magari anche di più.
Per noi che siamo al timone adesso quei vent’anni sono diventati cinque. Forse meno.
Noi dobbiamo a questi più potenti venti di tempesta.


Risposta – La nuova alleanza gestionale fra Cultura e Sistemi

Ricapitolando:

  1. ogni cinque anni – o giù di lì – quel che facciamo diventa obsoleto;
  2. quel che il mercatò vorrà è spesso imprevedibile e frutto del caos;
  3. sintesi: mediamente ogni cinque anni un’azienda deve dare una risposta creativa e innovativa.

L’evoluzione organizzativa ha oggi le tempistiche delle olimpiadi.

Per poter generare questo flusso costante di innovazione è necessario una radicale modifica del modello di governo dell’azienda.
L’impresa, soprattutto se di medie dimensioni, non po' più fare a meno di operare una novativa crasi fra sistemi informativi e cultura organizzativa.
I primi devono essere sempre più “Su misura”. La logica “prêt-à-porter” per un ERP o per un sistema di PLM ha ampiamente dimostrato i suoi limiti.

L’anelasticità di questo approccio è letteralmente “contromano” con le attuali dinamiche dei mercati.  
Per la cultura organizzativa è ancora peggio. Vediamo perché.
Come si diceva i mercati chiedono innovazione continua, cosa che avviene solo quando si è creativi. Ma la creatività è delle persone, non delle organizzazioni.
E le persone sono creative quando hanno passione per quel che fanno e quando lavorano in un ambiente che legittima gli errori.

In buona sostanza, se un’organizzazione vuole dare risposte coerenti alle pressioni adattive – se vuole sopravvivere –, deve creare un’ambiente dove i collaboratori sviluppino passione per il loro lavoro e dove – soprattutto – siano stimolati ad “osare”.
Agire questa doppia rivoluzione non è certo facile, ma i costi che si pagano nel non farlo sono talmente cari da, quantomeno, spingere ad una riflessione più profonda sul tema.

Se siete interessati ad approfondire la cosa con l’ausilio della nostra esperienza, non esitate a contattarci.

Grazie

 

Paola Pomi - Giuseppe Galliverti

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